logo2pic.GIF (11618 byte)

Acquariofilia e animalismo

di Alessandro Cellerino

Acquariofilia e animalismo
(due mondi che possono coesistere)

L’allevamento di pesci in acquario, così come l’allevamento di qualunque animale in casa, 
pone alcune questioni di carattere etico. E’ accettabile mantenere il cattività degli esseri 
viventi a solo scopo ornamentale? A questo proposito occorre prima di tutto 
distinguere tra animali nati in cattività ed animali catturati in natura. Le considerazioni 
che seguono si riferiscono esclusivamente ai pesci nati in cattività, riservando ad 
altra sede la discussione sull’allevamento di pesci catturati in natura. Va comunque 
fatto notare che la stragrande maggioranza dei pesci tropicali d’acqua dolce che 
si trovano in commercio sono nati in cattività.

 

1.        I pesci d’acquario sono animali domestici?

Molti dei pesci che vengono normalmente allevati in acquario sono stai allevati 
in cattività per molte generazioni. Cosa succede ai pesci che vengono allevati in 
un ambiente artificiale? La pressione evolutiva alla quale sono soggetti in natura 
non ha più luogo e cambia la distribuzione della varietà genetica all’interno di 
una popolazione. Si accumulano mutazioni “neutre” ovvero mutazioni che in 
quel particolare ambiente (acquario) non hanno alcun effetto sulla sopravvivenza 
e la fertilità. 

Un pesce in media genera qualche centinaio di avannotti per volta, in

natura questi muoiono tutti tranne forse un paio (altrimenti la

popolazione esploderebbe): la selezione è severissima. In ambiente

artificiale di 100 avannotti almeno una 30ina sopravvivono, quindi la

selezione è molto ridotta. Siccome le generazioni si susseguono a ritmo

rapidissimo, bastano pochi anni per stravolgere geneticamente una specie.

Ma questo non è tutto, i pesci tropicali allevati in cattività sviluppano quasi sempre una
 maggiore tolleranza per acque dure ed alcaline -per intenderci l’acqua che esce dai nostri 
rubinetti- completamente diverse da quelle tenere ed acide dei loro luoghi d’origine in 
Sud America, Asia ed Africa Occidentale. Questo è un evidentissimo effetto della selezione 
dovuta alla sopravvivenza generazione dopo generazione degli individui che meglio 
si sono adattati alle nuove condizioni. 

I pesci allevati in cattività non sono più adatti alla vita selvaggia, esattamente come non 
lo siamo più noi. Hanno caratteristiche genetiche che sono state selezionate per adattarsi 
a quello che è l’ambiente nel quale sono

stati cresciuti per generazioni e generazioni: l’acquario. Questi pesci

non sono fatti per vivere nei fiumi o nei laghi, ma sono fatti, nel

senso letterale del termine, per vivere in acquario. Sono, a tutti gli effetti, animali domestici.

 

2.                 I pesci soffrono a vivere in acquario?

Vedere un animale rinchiuso in una gabbia, un terrario o un acquario, fa sorgere immediata
 la seguente domanda: quest’animale soffre per essere costretto a vivere in cattività?

I pesci soffrono sicuramente se le condizioni offerte in acquario non sono adatte alle
loro esigenze vitali (sovraffollamento, alimentazione sbagliata, acqua dalle caratteristiche 
non appropriate, specie male assortite, stress dovuto a mancanza di nascondigli). 
Ogni acquariofilo deve sempre documentarsi sulle esigenze dei pesci che intende 
allevare e rinunciare all’allevamento di una particolare specie se non è in grado di offrire 
una vasca adeguata o se questa non è compatibile con i pesci già presenti in vasca. 
Se le condizioni sono ottimali i pesci sicuramente non soffrono fisicamente. 

I pesci soffrono allora psicologicamente? Nessuno di noi è nella testa

di un pesce, ma in base ai dati che la scienza fornisce, bisogna concludere che 
i pesci mancano completamente delle strutture cerebrali che organizzano le emozioni negli
animali superiori. I pesci non sono scimmie, cani o pappagalli: mancano 
completamente della corteccia
cerebrale e tutte le loro emozioni (se si possono chiamare così riflessi di fuga, 
eccitazione sessuale e
comportamenti antagonistici) sono generate dall’ipotalamo, una delle strutture arcaiche del
cervello. I pesci, pur presentando forma di apprendimento, non hanno coscienza e memoria 
contestuale nel senso in cui la intendiamo noi. Quindi bisogna concludere che un pesce sazio, 
privo di stress, e che si trovi in un’acqua consona alle sue esigenze e con spazio a sufficienza 
è sicuramente un pesce che non soffre.

 

Alessandro Cellerino

Ricercatore di Neurobiologia, Scuola Normale Superiore, Pisa



 

 

Torna alla sezione articoli